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NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Qui, nella terra delle frane. «Ma non lasciamo Recoaro»

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Qui, nella terra delle frane. «Ma non lasciamo Rec

L'unico abitante "vero" di contrada Busati: «Da qui non mi muovo»

 

Dopo le frane della prima decade di novembre, da contrada Busati sono scappati tutti. Tutti tranne lui, Dino Benetti, 71 anni, pensionato, che non ha voluto proprio saperne di lasciare la sua casa, posta a circa 740 metri d'altezza, una ventina in più rispetto alla contrada stessa. «Io paura? Non scherziamo. Abito qui dal 1993, questa è la casa che mi sono costruito con grande passione. E qui ci resterò. Un giorno l'avevo anche messa in vendita: sono venuti a vederla un paio di persone, ma poi per fortuna non è arrivata nessuna offerta. E così sono rimasto».

Quello dei Benetti è l'unico nucleo familiare che risiede stabilmente in contrada Busati. Ma nel periodo in cui era interrotta la strada (l'allarme è rientrato lunedì 14 novembre) la moglie Alina, di origine ucraina, si è trasferita temporaneamente da un'amica a Valdagno, cittadina nella quale lavora e da dove fa la spola giornalmente, percorrendo ogni giorno una trentina di chilometri. «Gli altri che hanno la casa qui - riprende Benetti - ci vengono durante il giorno perché magari hanno gli animali o per lavorare sulle aree di proprietà. Ovviamente ci conosciamo tutti e io in questi giorni ho fatto da punto di riferimento per aggiornare la situazione».

«Adesso le cose vanno meglio – aggiunge – per questo ho ringraziato il sindaco Perlotto per essere intervenuto in tempi comunque brevi. Speriamo vada tutto per il verso giusto, con l’arrivo dell’inverno e del freddo il terreno si consoliderà e per un po’ di mesi non ci saranno pericoli».

La Valle Larga di Recoaro "isolata" dal resto del mondo è balzata alle cronache delle settimane scorse, non solo vicentine. E lo stesso Benetti ammette che nelle ultime stagioni qualcosa è effettivamente cambiato. «In quasi vent'anni che abito qui, ciclicamente si sono sempre registrate frane e piccoli smottamenti, con caduta di materiale: d'altronde qui siamo su un cucuzzolo e qualsiasi sasso che si muove precipita a valle. In realtà per ben quattro volte negli ultimi anni si sono registrate frane che si sono portati via pezzi di strada e parte del ponte. Qualcosa di anomalo sta sicuramente succedendo, ma io personalmente non ho mai interpellato né geologi né esperti del settore. A casa mia mi sento sicuro, come lo sono tutte le persone che vivono in montagna».

Benetti trascorre tutto il giorno in contrada Busati. «Da qui mi muovo poco, solo qualche puntata in paese, con il mio fuoristrada, per qualche commissione o per comperare il cibo per i miei cani: una volta ne avevo otto, adesso me ne sono rimasti solo tre, di cui due pastori tedeschi, anche se non di razza. Per il resto nella mia proprietà di circa 4.000 metri quadrati, una volta possedevo molti castagneti, ma con il passare degli anni ho trasformato l'area in frutteti, in particolare alberi di mele e pere. Mi piace molto lavorare e scolpire il legno e così quando sono andato in pensione mi sono costruito da solo porte, finestre e infissi della mia casa. Anche mia moglie ha una macchina con la quale si muove ogni giorno per andare al lavoro».

La "sperduta" contrada Busati cambia immagine quasi in ogni stagione. Dopo aver raccontato le insidie dell'autunno, ecco l'inverno ormai alle porte. «Da almeno sei-sette anni sta nevicando molto e in questa contrada c'è un problema legato ad uno strapiombo dove precipita molto neve che finisce con il bloccare sistematicamente la strada di collegamento«».

«Il periodo più bello - conclude Benetti - è quello estivo in quanto oltre alle case di villeggiatura, questo posto è frequentato anche da molte persone che vengono a passeggiare, a cercare funghi o a raccogliere castagne. In estate invece sono una dozzina le famiglie che vi abitano in quanto nella stessa contrada ci sono diverse case. Al centro della contrada allestiscono un gazebo della Comunità Montana, dove si può far fa colazione o riposarsi».

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